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giovedì 5 febbraio 2009

Louis Armstrong

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Addio New Orleans
a 6.56
domenica 22 giugno 2008
Tra le orchestre solide e vivaci che suonavano sui battelli e bene ricordare quella che faceva capo a Fate Marable. Eseguiva prevalentemente musica da ballo ed era composta da figure destinate a diventare famose come Louis Armstrong, Pop Foster, Johnny St. Cyr, Baddy Dodds, Picou. C'era anche Davey Jones, che suonava il mellofono, uno strano incrocio fra il corno francese e la cornetta, strumento che produceva suoni languidi e melodiosi che facevano un affascinante contrappunto con l'aggressivita' (non priva di struggenti armonie) che sprigionava la cornetta di Louis Armstrong, il futuro re indiscusso di questa musica. La vita dei musicisti a bordo delle chiatte e dei battelli era quanto mai suggestiva, e per molti di loro rappresento' un formidabile tirocinio per l'esplosione degli anni futuri. Di Armstrong si racconta, a proposito dei suoi polmoni a stantuffo e della resistenza della bocca a sacco che gli valse l'appellativo di "Satchelmouth", che era in grado di suonare instancabilmente, con il gruppo di Marable, lungo il corso del fiume, per diverse miglia. In seguito i viaggi divennero tristi e dolorosi per l'immigrazione a Chicago, dopo il proibizionismo e la chiusura delle case di tolleranza del quartiere a luci rosse di Storyville. Fu un esodo angoscioso, poiche' tutti erano ben consapevoli che mai piu' sarebbe stato possibile recuperare quell'atmosfera irripetibile del Mardi Gras nella citta' del delta e che la stessa forza di solidarieta' che li univa nella capitale della Luisiana si sarebbe sfrangiata sotto i colpi del business, del professionismo, della lotta per la sopravvivenza. Furono proprio i famosi battelli a trasportare a Chicago una fitta schiera di suonatori di New Orleans. Proprio Luois Armstrong, tanti anni dopo, cantera' al pubblico di tutto il mondo una canzone che rivelava appieno un certo stato d'animo. Il canto, doloroso e struggente, si chiamava Do You Know What It Means To Miss New Orleans, ed un fragoroso applauso accompagnava la voce "sporca" di Satchmo.(Tratto dalla "Storia del Jazz" di Walter Mauro)

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